Dal Tavolo allo Schermo - Root
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Root è uno dei giochi da tavolo più apprezzati dal pubblico moderno, e sicuramente al tavolo riesce sempre a creare discussioni, viulenza, piccoli tradimenti e tensione fino all'esaurimento psichico. Un titolo fortemente asimmetrico, dove ogni fazione gioca praticamente un gioco diverso, e dove capire i piani altrui è fondamentale a ogni singolo turno.
Ma quando tutto questo passa su schermo… funziona davvero allo stesso modo? Vediamo come è stata realizzata la versione digitale di uno dei più amati titoli moderni, e se vale la pena alzarsi dal tavolo e accendere il pc.
Fedeltà
La risposta breve è sì: è Root, semplicemente su schermo.
La versione digitale riproduce in maniera estremamente fedele il gioco da tavolo. Regole, flusso di gioco, abilità delle fazioni: tutto è dove deve essere. Se si conosce già il gioco fisico, ci si sente subito a casa, senza dover reimparare nulla. Se non lo si conosce, è un ottimo strumento per imparare a giocare.
Tutto ciò che si può fare al tavolo è possibile anche qui, comprese le giocate più infami e le imboscate che fanno saltare i piani all’ultimo turno.
L’unica vera differenza è inevitabile: manca la componente “umana”. Non ci sono sguardi, trattative, accuse velate o alleanze improvvisate. Il gioco resta lo stesso, ma perde quella dimensione sociale che al tavolo fa metà dell’esperienza - problema però che, di per sé, si ritrova in qualsiasi versione digitale, soprattutto se la si gioca con IA o con sconosciuti online, anziché con il proprio gruppo solito.
Esperienza digitale
Dal punto di vista puramente videoludico, il gioco funziona abbastanza bene.
L’interfaccia è nel complesso chiara e pulita, anche se non sempre spiega in modo impeccabile cosa possono fare le varie fazioni. Per chi è completamente nuovo, qualche passaggio può risultare poco intuitivo, soprattutto nelle prime partite, e potrebbe non trovare risposte alle proprie domande neppure aprendo la finestra relativa in partita e spulciando la plancia altrui.
In compenso, tutto scorre in maniera molto fluida. Gli automatismi aiutano a velocizzare il gioco, eliminando tempi morti e passaggi macchinosi che al tavolo possono rallentare parecchio. Una partita a Root digitale durerà sicuramente meno di una fisica, a parità di tutte le altre condizioni.
L’intelligenza artificiale è più che discreta: a volte compie scelte un po’ discutibili, risultando a tratti folle, ma nel complesso riesce a dare una sensazione abbastanza credibile, quasi umana, rendendo il single player godibile.
Cosa aggiunge
La versione digitale introduce modalità aggiuntive e sfide in single player, che permettono di giocare anche in solitaria e di affrontare situazioni diverse rispetto alla classica partita a Root.
È presente anche un tutorial, utile per imparare le basi, anche se non sempre chiarissimo su tutte le sfumature del gioco.
Infine, la trasposizione è fedele anche in un altro aspetto: espansioni e contenuti aggiuntivi sono disponibili come DLC a pagamento, proprio come nella realtà. Super realistico, insomma.
Verdetto della Corte
La versione digitale di Root è decisamente consigliata per chi ama il gioco e vuole portarlo al tavolo, anche quando il tavolo è una scrivania.
Non sostituisce l’esperienza fisica, che resta superiore per coinvolgimento e interazione, ma è un’ottima alternativa per giocare più spesso, imparare le fazioni che ancora non si padroneggiano o semplicemente fare una partita al volo testando nuove strategie.
Se si ha già un gruppo con cui giocarlo regolarmente, difficilmente diventerà la prima scelta; ma se non ne hai mai abbastanza di Root, almeno le IA non si lamenteranno quando lo proporrai per la quindicesima volta in una settimana.



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